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L’idea di base della «flipped classroom» è di “capovolgere” la classe, ovvero invertire il tradizionale schema di insegnamento e apprendimento, facendo dell’aula “non più il luogo di trasmissione delle nozioni ma lo spazio di lavoro e discussione dove si impara ad utilizzarle nel confronto con i pari e con l’insegnante”. La lezione diventa compito a casa mentre il tempo in classe è usato per attività collaborative, esperienze, dibattiti e laboratori. In questo contesto, il docente non assume il ruolo di attore protagonista, diventa piuttosto il regista dell’azione pedagogica. Nel tempo a casa viene fatto largo uso di video e altre risorse e-learning mentre in classe gli studenti sperimentano, collaborano, svolgono attività laboratoriali.
È importante che il tempo ‘guadagnato’ in classe grazie al flipping venga usato in maniera ottimale e che le risorse utilizzate dallo studente nel tempo a casa siano di qualità elevata, oltre ad essere calibrate sul livello di conoscenza fino a quel momento raggiunto dallo studente. È fuori dalle mura scolastiche, quindi, che gli studenti, da soli o in gruppo, e ognuno nel rispetto dei propri tempi, hanno modo di realizzare delle prime esperienze di apprendimento attivo, che verranno poi continuate con compagni e docente in classe. Classe intesa come arena di confronto e dibattito, che vede l’insegnante nelle vesti di moderatore e motivatore della discussione.
È proprio la motivazione umana ad essere la chiave di volta e la garanzia di successo di questo approccio didattico: quando lo studente sa perché sta studiando, ed è libero di affrontare lo studio coi propri tempi e modi, si sentirà spinto ad esprimere le proprie idee, nella consapevolezza di stare facendo un lavoro utile per sé e per gli altri.




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